GAS le GIARE
Intro
Questo è solo un titolo simpatico per quello che sto per raccontare perchè oh, l’argomento è pesante, e temo che solo il 5% dei gasisti riuscirà ad arrivare fino in fondo se saremo troppo seri.
Di cosa stiamo per parlare? Di valuta locale, ma non potremmo chiamarla così perchè non lo è davvero. Cioè lo è e non lo è. E’ vietato battere moneta, quindi non lo è. In realtà non è nemmeno coniata. Quindi non è illegale. Per l’esattezza sono BUONI SCONTO RIUTILIZZABILI, non chiamiamole monete!!!
Se avete fretta vi consiglio di cominciare con lo scorrere questi due file, prima le realtà che accettano BUS all’interno dell’ Elenco realtà aderenti  e successivamente guardate il Depliant di presentazione ufficiale che prova a spiegare le sue funzioni.
Se non volete leggervi gli allegati vi riassumo in 2 righe:
“Il BUS è un buono sconto utilizzabile per un valore minimo del 30% e spendibile all’interno della rete di economia solidale che lo ha creato e lo accetta nelle proprie transazioni economiche.”
La rete BUS ha bisogno di allargarsi con altre persone  che offrano servizi  o vendano beni e siano disposti ad accettare anche i BUS. Se anche voi con la vostra realtà volete finire su quel volantino contattate il MAG6 che vi spiegherà come.
Un acroninimo al giorno… 
Un acroninimo al giorno… 
Ah prima di dimenticarmi il DES è il distretto di economia solidale (lo dico per i nuovi soci e chi come me ancora non lo sa) e praticamente anche noi siamo DES. Chi fa parte del DES crede che si possa fare economia anche guardando a dei principi etici e, perchè no, aiutando gli altri.
Quindi dietro al BUS c’è il DES di Reggio Emilia e sotto al cofano c’è il motore MAG6
http://mag6.it/ una cooperativa che (per il BUS) svolge il ruolo di facilitatore, mette a disposizione le proprie strutture e il proprio personale per fare sì che chi creda nel BUS abbia una supporto organizzativo.
La mia storia ed il mio approccio
La mia storia ed il mio approccio
Un giorno arriva il buon Pres. Falduto che mi dice che lui, assieme al buon Zanni hanno pensato a me come rappresentante del GAS per una iniziativa del DES. Si sarebbe trattato di essere presenti in alcune riunioni con lo scopo di parlare di “moneta locale” e cercare di farla decollare a Reggio Emilia. Ho pensato subito “Vabè vuoi vedere che stavolta riesco a capire cosa sia il DES?!?!?” Sì, l’acronimo già lo conoscevo, ma da lì a capire cosa facesse c’era molta distanza. Inoltre durante un corso che avevo frequentato la settimana precedente questo incontro, mi ero imbattuto nello SCEC e nelle monete complementari, e mi ero ripromesso di approfondire l’argomento. Quale occasione più ghiotta? Ho pensato che questo fosse uno di quei segni che la Vita ti da quando vuole che tu intraprenda sentiero. Accettato “l’incarico” con una enorme curiosità ho iniziato a frequentare le riunioni del “Gruppo ristretto“.  Per quanto questo nome possa evocare qualcosa di esoterico, non mi sono sembrati cospiratori intenzionati a sovvertire l’ordine costituito: danno più l’idea di persone che credono che possano cambiare un poco il modo di girare che hanno le cose.
Ancora curiosità
Ancora curiosità
Fatto sta che come già detto l’argomento moneta locale mi incuriosiva parecchio, avevo tante domande da fare, e sopra a tutte mi chiedevo il motivo per il quale la moneta locale non fosse già in uso da tempo se questa fosse davvero la soluzione semplice ad un problema complesso come la mancanza di denaro. Sia ben chiaro che questo ancora non lo ho capito, ma se non altro inizio ad intuirlo.
La prima volta che ho sentito parlare Luca e Mariangela del MAG6 alla festassemblea del GAS le Giare come nostri ospiti ho pensato che l’idea del BUS come “buono di uscita solidale” fosse una cosa così pazza che avrebbe potuto anche funzionare. Ma poi più ci penso, più mi informo, più mi rendo conto che può davvero funzionare.
Ma funziona davvero?
Ma funziona davvero?
Il BUS deve circolare e più circola più crea ricchezza, aumentando le transazioni della economia reale. Ma come si fa a farlo circolare? Basta accettarlo. Più realtà ci sono che lo accettano più aumenta il potere dello strumento. Se si crea una massa critica di attori che accettano BUS al cambio minimo convenzionale, può avere una forza dirompente (il cambio è stato fissato per al 30% ma alcune realtà hanno deciso di alzare al 50% ed oltre)
Si immette liquidità in un circuito che si  sta prosciugando sempre più, dal basso, in una sorta di peer to peer. Si immette sangue in un corpo dissanguato (queste metafore non sono mie, gli autori li trovate dopo)
Cosa ho imparato
Cosa ho imparato
Ho incontrato gente che è disposta a farsi pagare anche solo con BUS, perchè crede in quello che fa. Forse sono sognatori, forse sono coraggiosi. Forse sono solo stanchi di sentirsi oppressi da una economia soffocante. Il BUS permette anche di uscirne, se non altro in parte. Non è pensato per essere accumulato come il denaro che rimane fermo nei conti correnti e  nei depositi, ha un valore solo se circola.
Sì, è già realtà, e cresce.
Sì, è già realtà, e cresce.
Le imprese che già lo accettano sono 22. A ottobre scorso erano 6. E’ concreto, non è un più solo un sogno. Le imprese sono tutte coscienti di quello che sta succedendo perchè hanno partecipato attivamente alla crescita del BUS. Al momento attuale stanno circolando circa 6000 bus ma in futuro è previsto una aumento del circolante.
Perchè può funzionare? Perchè il valore di una moneta non è dato da chi la emette per convenzione, ma da chi la accetta come pagamento (cerca Giacinto Auriti su google oppure clicca qui ).
Altra coincidenza
Altra coincidenza
Il pezzo seguente è tratto da un libro che casualmente ho comprato ad ottobre, rapito dalla sua sinossi. Anche qui una bella coincidenza
Nel tardo Medioevo, le rigide strutture di potere feudali furono scosse dalla nascita di valute locali basate sul grano. In precedenza, per quasi mille anni i contadini non avevano conosciuto che un’economia di sussistenza, nella cieca obbedienza al signore cui appartenevano i campi che essi coltivavano. Il tempo era rimasto fermo: le famiglie aristocratiche mantenevano i loro feudi e il flusso della storia si era in qualche modo bloccato. Ecco perché parliamo di secoli bui.
Esisteva il baratto, ma si trattava di una forma di scambio lenta e inefficiente: chi aveva i polli ma voleva le scarpe avrebbe dovuto trovare un calzolaio che aveva bisogno di polli. Se solo il popolo avesse avuto un oggetto di valore valido per tutti, avrebbe potuto usarlo per commerciare, e tutti avrebbero potuto avere quel che desideravano. Dunque le ricevute del grano fornirono al popolo una forma primordiale di valuta: i coltivatori portavano i raccolti della stagione nei magazzini, dove venivano rilasciate loro ricevute in base alla quantità di cereale depositata. Cento libbre di grano venivano quietanzate con una ricevuta timbrata, divisa con piccole perforazioni in sezioni minori. I detentori delle ricevute potevano strappare le piccole sezioni e usarle per comprare qualsiasi merce. Anche chi non aveva bisogno di grano poteva utilizzare le ricevute, poiché il valore era noto e, alla fine, qualcuno avrebbe avuto bisogno di grano e sarebbe stato in grado di richiederne la quantità corrispondente.
Benché le ricevute del grano possano venire considerate un accumulo di valore, esse erano in realtà utilizzate come un flusso. Il loro scopo non era tanto quello di accumulare il valore del grano quanto quello di monetizzarlo e farlo circolare; permettevano alla gente di negoziare sulla base di un bene che altrimenti sarebbe rimasto chiuso e fermo nei magazzini. A spingere ulteriormente questa valuta locale verso l’idea di flusso fu il fatto che, nel tempo, le ricevute perdevano valore. Il proprietario del deposito di grano, con il passare del tempo, era destinato a perdere tutto per colpa dei roditori e del deterioramento naturale. Per compensare tutto ciò, il valore delle ricevute del grano andò riducendosi a intervalli regolari: un anno valeva dieci libbre; l’anno successivo poteva valerne nove. In questo modo tutti avrebbero avuto più interesse a spendere il denaro anziché accumularlo.
E infatti lo spesero. Il denaro cominciò a circolare più velocemente e si diffuse nelle comunità che lo utilizzavano come in nessun altro periodo della storia economica. Chi lavorava lo faceva per meno giorni e con paghe più alte che mai; si mangiava quattro volte al giorno; le donne europee raggiunsero una statura che rimase insuperata fino a dopo il 1970; inoltre si registrò la più altra percentuale di profitti investita per la manutenzione delle attrezzature da lavoro. Fu un periodo di enorme crescita e ricchezza. Non potendo accumulare o aumentare il valore a lungo termine, si fecero grandi investimenti in architettura, con la costruzione di cattedrali, che secondo i progetti avrebbero attirato pellegrini e turisti per molti anni a venire. Fu così che si investì sul futuro, e quell’era prerinascimentale di ricchezza divenne nota come Età delle cattedrali.
La bellezza di un’economia basata sul flusso consiste nel fatto che favorisce chi crea valore; il problema è che sfavorisce chi è abituato a riscuotere rimunerazioni passive: le famiglie dell’aristocrazia terriera mantenevano la propria ricchezza da secoli per il semplice fatto di essere ricche. Tutti i contadini lavoravano la terra in cambio di una parte del loro raccolto, grazie alla quale sopravvivevano. I signori feudali non parteciparono all’economia peer-to-peer agevolata dalle valute locali e, intorno al 1100, le loro ricchezze e il loro potere diminuirono dappertutto. A minacciarli era l’ascesa della classe media mercantile e la crescita della popolazione borghese: gli aristocratici avevano poche possibilità di partecipare agli scambi commerciali. I ricchi avevano bisogno di un modo per creare ricchezza attraverso la loro ricchezza. Così, una dopo l’altra, tutte le prime monarchie d’Europa dichiararono illegali le valute locali dei regni, sostituendole con un’unica valuta centrale: invece di coltivare la propria ricchezza nei campi, si sarebbero dovuti chiedere soldi in prestito alla tesoreria reale, con gli interessi. Per avere un mezzo con cui operare nel mercato locale bisognava indebitarsi con l’aristocrazia.
A differenza delle valute locali basate sul grano, le valute centrali non erano orientate verso il flusso, ma verso l’accumulo. Nel nuovo sistema, possedere denaro significava avere il monopolio sulle transazioni: chi desiderava avviare la propria attività doveva prendere soldi in prestito dalla tesoreria. Solo chi disponeva di grandi quantità di capitale era in grado di prestarlo, e lo faceva in cambio di una remunerazione. Accumulare denaro non era più una responsabilità, ma il mezzo più sicuro per arricchirsi.
Il passaggio alla valuta centrale non solo rallentò l’ascesa della classe media, ma portò anche all’aumento della povertà, all’incapacità di tenere in piedi le attività locali, al degrado urbano e persino alla peste. A lungo andare, tuttavia, permise anche lo sviluppo del capitalismo, diede vita alle banche e consentì alle nazioni europee di colonizzare gran parte del mondo.
Le crisi economiche attuali derivano, almeno in parte, proprio dall’incapacità di riconoscere il nostro atteggiamento distorto (l’idea di accumulo) nei confronti del denaro. Essendo l’unico tipo di denaro che conosciamo, lo adoperiamo per ogni cosa. Tendiamo a pensare che vada bene tanto per il flusso quanto per l’accumulo, tanto per le transazioni quanto per i risparmi, ma non è così: ecco perché le iniezioni di capitale da parte della Federal Reserve non attuano la distribuzione uniforme che gli autori di tali politiche prospettano. Anche per questo i governi non possono risolvere la depressione economica locale semplicemente spingendo una banca a prestare denaro alle aziende per aprire un impianto o un megastore in un’area depressa. Le economie locali in difficoltà hanno bisogno di flusso, e non di accumulo. Le politiche che incoraggiano le transazioni peer-to-peer locali permettono alle persone di creare valore l’una per l’altra, e a un’economia locale di sostenersi alla vecchia maniera. Una valuta centrale imposta dall’alto non è il migliore strumento per ottenere tali risultati: in Giappone, per esempio, quando la recessione economica sembrava inevitabile, funzionari di governo vecchi e nuovi hanno preferito incoraggiare la creazione di valute locali e alternative. Ciò ha creato oltre seicento sistemi di valuta efficaci e una rete commerciale chiamata Fureai Kippu, attraverso la quale centinaia di migliaia di persone guadagnano crediti per pagare le cure ai parenti anziani.
Tratto da “Presente Continuo. Quando tutto accade ora” Douglas, Rushkoff

2 Comments for this entry

  • monica scrive:

    Grazie per tutte queste informazioni!!!!
    L’elenco delle imprese che accettano i BUS è pubblico? Online?
    Ad un incontro DES a cui ho partecipato di recente, ho sentito che stanno pensando di inserire anche professionisti tra chi accetta i BUS. Sarebbe anche questo molto interessante!

  • Marco Tondelli scrive:

    Ciao, grazie per aver avuto la forza di leggerlo :)
    Nell’intro dell’articolo c’è il link ad un pdf (che ho appena aggiornato).
    La rete si sta espandendo più se ne parla più aumentano gli aderenti. Alcuni professionisti già sono presenti nella tabella aggiornata, se ne cercano sempre di nuovi per rendere tutto più attraente.
    Se hai domande ulteriori chiedimi pure a nome.cognomeChiocciolagmail.com ma vedrai che presto troveremo il modo per diffondere più notizie all’intero gas.

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