GAS le GIARE

IL SEME DEL TRICOLORE

17 marzo 2011
by lauro

Vogliamo festeggiare i 150 anni dell’unità d’Italia proponendovi l’articolo di un nostro socio Lauro che ci descrive la bella Reggia di Rivalta affrontando, in qualche modo, anche temi cari a noi gasisti.
Un grazie a Lauro e a tutti Buona Lettura
Buona Festa dell’Unità d’Italia

A tal proposito, vi segnaliamo inoltre l’iniziativa “La Reggia Raccontata”, con visite guidate della Reggia di Rivalta Sabato 19 Marzo dalle 15 alle 16.

IL SEME DEL TRICOLORE

di Lauro Gaddi

Rivalta di Reggio Emilia 19/3/2011

La Reggia di Rivalta rappresenta un punto di osservazione della storia privilegiato, una sorta di vedetta o di macchina del tempo su cui viaggiare se muniti di fantasia.

Proprio da qui volgendo lo sguardo indietro prima del 1797 riusciamo a cogliere i fasti e gli sfarzi dei tempi ducali: i magnifici giardini e parchi così grandiosi e curati, ma improduttivi e purtroppo effimeri.

Guardando avanti invece vediamo la nascita di una nuova società imperniata sulle nuove intuizioni agricole e su una nuova dimensione rurale, che proprio dal lavoro della terra ha trovato il suo riscatto e da qui ha coltivato il “seme” del Tricolore, sbocciato poi negli anni dell’Unità d’Italia.

L’interesse per un uso più razionale dell’agricoltura è da far risalire in realtà, già negli ultimi anni del governo estense.

Infatti il Duca Francesco III nel 1762 aveva istituito il Magistrato del Commercio e dell’Agricoltura, il cui scopo era quello di favorire la migliore coltivazione dei campi e la manutenzione dei fossi, canali e cavedagne. Inoltre la creazione di prati artificiali, l’uso di concimi, marnature e aratri più efficaci fecero aumentare di un terzo la produzione agricola, oltre a favorire un buon sviluppo della zootecnia.

Tuttavia poco prima degli echi rivoluzionari francesi, cominciarono a susseguirsi alcune annate agrarie poco favorevoli, scarsità nella raccolta dei foraggi, ed epidemie nel bestiame bovino.

La chiusura poi degli opifici Trivelli ridusse il numero dei setaioli da 3000 a meno di 700. Tutto ciò portò nel 1790 ad un numero di poveri a Reggio di più di 6.000 unità.

Secondo l’economista di allora Giovanni Paradisi (figlio di Agostino) in quegli anni Reggio contava 17.000 abitanti di cui: 13 costituito da proprietari, 13 da industriosi ed 13 da mendicanti.  I più sfortunati a parere del Paradisi erano i contadini: oppressi dal duro lavoro dei campi, costretti a sfamarsi a malapena e impossibilitati a vendere o commerciare senza ostacoli l’eventuale avanzo di produzione. Tutto questo andava sempre più ad ingigantire il numero dei mendicanti, che almeno oziando potevano sperare nella carità cittadina. .

In questo contesto un gruppo di intellettuali: Veneri, Cassoli, Lamberti e Filippo Re cominciarono ad imporre le loro idee per un rinnovamento della realtà locale ed un miglioramento della condizione del coltivatore, vedendo anche nella nuova “agri-cultura” non un mezzo per il raggiungimento di una accumulazione di denaro fine a se stesso, ma quasi una “cultura della terra” capace di recuperare un tessuto sociale ormai lacerato.

Lodovico Bolognini ingegnere ducale, in quegli anni, scrisse due saggi, ancora di cocente attualità, riguardanti il modo di individuare mezzi agricoli e uomini idonei per salvare l’appennino dal degrado e dall’erosione e di difendere la pianura dalle frequenti esondazioni.

L’arrivo del periodo rivoluzionario, a Reggio, determinò quindi un mutamento notevole, attraverso l’esproprio di beni terrieri.

Infatti il Dipartimento del Crostolo tra il 1798 e il 1814 propiziò la nascita di un nuovo paesaggio agrario reggiano, venutosi a creare attraverso la vendita di beni Nazionali e la soppressione di Enti (in gran parte a danno della proprietà Ecclesiastica). Nel 1791 la nobiltà possedeva il 20,78% della terra nella pianura reggiana, ma nel 1814 scese al 15,9% favorendo l’ingresso di forze borghesi nuove: i Besenzi, gli Albonelli, i Terrachini, gli Spagni, i Cugini, …

Reggia di Rivalta - come era

A Rivalta si insediò la Famiglia Corbelli che diede esempio di lungimirante ristrutturazione ed organizzazione del suolo.

Il proprietario Luigi Ferrari Corbelli (ex gabelliere Ducale) organizzò tutta la sua tenuta intorno al  fulcro costituito dalla villa di Rivaltella che venne a trovarsi così al centro della proprietà.

Da essa, tutt’ora visibili, si dipartono quattro strade che tagliano i poderi in zonizzazioni pressoché identiche.

Per meglio razionalizzare la tenuta egli non esitò nei primi anni del XIX secolo ad attuare una costosa opera di ingegneria idraulica, nella motivazione che gli fruttò la medaglia d’oro della Società Agraria nel 1808, si legge: “ per evitare le continue erosioni si costruì un robusto muro di sassi per un lungo tratto di un miglio e mezzo circa e con questa ardita opera non solo si è assicurato le contigue sue praterie, ma ha fatto l’utile acquisto di un migliaio forse circa di pertiche di terreno.”

A differenza della Francia, in Italia i contadini, soprattutto i mezzadri e quelli più poveri, usciranno sconfitti dalla Rivoluzione.

Non vi saranno che esigue distribuzioni di terre, e nessuna sensibile diminuzione dei pesi fiscali ed è forse per questo che nel reggiano il personaggio di Sandroun Zigolla da Ruvelta, contadino erudito autore di 5 apprezzati lunari scritti tra il 1735 e il 1767, ha valicato anche i tempi estensi, prima sotto forma di maschera burlona ma sincera, e poi come burattino malizioso tanto caro al “popolino” al fine di dar voce a chi voce non l’aveva.

Negli anni successivi l’agricoltura reggiana conoscerà sicuri successi favorita dall’assunzione da parte dei contadini di tutto un complesso di decisioni articolate e caratterizzate da grande imprenditorialità, che si tradurranno nell’abbandono della coltivazione del grano e quindi nel passaggio da una agricoltura di sussistenza, e di autoconsumo ad una di vero e proprio commercio.

Si assiste infatti alla riconversione del sistema basato sul binomio grano|vite ad un binomio più redditizio latte|vite.

E’ di questi anni infatti: la produzione e la commercializzazione di Lambrusco in bottiglia che partito dalla pianura risaliva oltralpe verso la Francia con notevoli consensi, così come l’affermarsi del Parmigiano Reggiano, anche oltre confine, con tributi ufficiali (Diploma d’onore alla esposizione internazionale dei formaggi nel 1865  a Parigi a favore del Conte Luigi Ferrari Corbelli) e infine tentativi arditi, ma redditizi, di impianti di nuove culture fra cui l’impianto di risaie nella “bassa” pianura reggiana.

Un brillante esempio, diffuso soprattutto nella pianura reggiana, di massima diversificazione delle coltivazioni sullo stesso podere è rappresentato dalla Piantata: viti maritate non a sostegni inerti (pali) ma ad alberi tra cui i gelsi e gli olmi; sistema tutt’ora leggibile nel grande parco della Reggia di Rivalta, grazie alla presenza di 2 storici filari di gelsi.

Il sistema “a Piantata” dunque consentiva ai contadini reggiani di coltivare un unico appezzamento di terreno su tre livelli: foraggere o seminativo al suolo, vite a mezza altezza e fogliame in alto (ottimo quest’ultimo, per integrare l’alimentazione dei bovini).

Statua del Crostolo

Mi piace ricordare le parole del noto agronomo Filippo Re, che dal suo maniero del Più Bello a Puianello era solito contemplare queste terre, affermando che:“ solo l’agricoltura, a differenza dell’industria e del commercio, può contribuire a rendere più benefica la provvida natura” , natura splendida che troviamo ancora oggi, qui alla Reggia di Rivalta, e che in tempi di: sovrapproduzione agricola, di un mercato sregolato e sbilanciato ci incita a interrogarci nel profondo lanciandoci un    messaggio da questi luoghi.

Anche la Statua del Crostolo, proveniente dal parco ducale di Rivalta, e poi collocata dalla municipalità reggiana sul pozzo in Piazza Prampolini, proprio dove il 25 agosto 1796 fù piantato l’albero della Libertà e poi il primo Tricolore, pare ricordarci che: la nostra libertà spesso passa per un recupero del nostro passato ed una ricerca delle nostre radici, dove logica, nostalgia e passione sincera, non sempre sono nemiche.

Bibliografia:

  • Mille anni verdi, a cura di Walter Baricchi & altri. Comune di RE 1989
  • Il tricolore e l’albero della libertà, di Corrado Barigazzi, Bizzocchi Editore 1996
  • Filippo Re, di Corrado Barigazzi, Circolo Filatelico Numismatico di RE 1989
  • La chiesa di Reggio tra antichi e nuovi regimi., di S. Spreafico, Bologna 1979.
  • Il Volgare Reggiano, di Ugo Bellocchi, Deputazione di Storia Patria, Sez di R.E. 1966
  • Rivista:  Slow Food N° 49 del 2011, n° monografico su Terra Madre 2010.

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