GAS le GIARE

Grazie alla telefonata di un amico che mi avvisava per tempo dell’inizio della trasmissione televisiva “Terra” di Toni Capuozzo, più volte annunciata e poi spostata, ho potuto ammirare un bel reportage sull’incontro di popoli e culture gastronomiche (lo trovate a questo link), tenutosi quest’anno a Torino dal 21 al 25 ottobre, promosso da Slow Food. La trasmissione, ben curata e approfondita il giusto, aveva però un difetto: è iniziata alle 23,45 ed è terminata un’ora dopo, fascia oraria sicuramente non adeguata ai più e soprattutto al valore dell’evento.

L'ingresso alla Fiera

Mi sembra quindi doveroso, avendo partecipato (con mia moglie) direttamente al Salone del Gusto e a Terra Madre, riportare in modo più agevole ai soci del GAS le mie impressioni e le emozioni emerse durante la manifestazione.

Appena arrivati all’ingresso della fiera torinese, che si concretizza con cadenza biennale, la prima cosa che appare evidente è il gran numero di visitatori (200.000 in 5 giorni), in gran parte giovani e per il 30%  del totale stranieri.

La manifestazione coinvolge:

  • con il Salone del Gusto circa 910 espositori e 288 Presidi, di cui 182 italiani e 106 internazionali. I Presidi sono progetti di Slow Food nati per tutelare i piccoli produttori e per salvare i prodotti tradizionali di qualità. Il loro obiettivo è garantire un futuro alle comunità locali: organizzando i produttori, cercando nuovi sbocchi di mercato, promuovendo e valorizzando sapori e territori.
  • nel padiglione ospitante Terra Madre 6400 partecipanti provenienti da 160 paesi in rappresentanza di 1557 comunità del cibo, in gran parte: contadini, allevatori, pescatori, apicoltori, casari,… che si riuniscono  per discutere dei loro problemi, dei loro territori, delle loro comunità, per cui cercano soluzioni, consigli, ma soprattutto creano una rete utile ad avviare e consolidare proficue collaborazioni.

Ai visitatori è negato, per diversi motivi, l’accesso ai lavori di quest’ultimo padiglione: per non disturbare, per motivi di sicurezza e perchè l’incontro fra “i lavoratori della Terra” sia il più efficace possibile, agevolato dai mediatori culturali, da più di 700 volontari e dagli studenti di Slow Food dell’Università di Scienze Gastronomiche.

Oval Terra Madre

Tuttavia le occasioni d’incontro, per i semplici visitatori, non mancano.

Infatti, le frequentatissime conferenze, le presentazioni delle giornate di lavoro e i risultati ottenuti vengono divulgati nell’attiguo Salone del Gusto, che diventa così la vetrina espositiva e spesso la prima veste commerciale, dei progetti elaborati nel meraviglioso laboratorio di Terra Madre.  La continuità tra le due manifestazioni è stata confermata dalla straordinaria partecipazione a questi momenti comuni.

Inoltre è stato comunicato dallo staff organizzatore che quest’anno già venti leader africani hanno confermato il loro impegno per il progetto 1000 orti in Africa che vedrà coinvolti agronomi italiani e africani e il team di esperti in energie rinnovabili che fa capo a Jeremy Rifkin che lavorerà su Marocco e Kenya.

Crescono anche gli scambi: ad esempio Slow Food Toscana ha avviato progetti in Macedonia, Kenya, Marocco e Georgia.

Foto di gruppo dei delegati stranieri presenti a Terra Madre

Proseguendo per la manifestazione, non si può non cogliere, visitando le bancarelle dei Presidi, l’orgoglio che traspare da parte dei produttori, nel presentare e raccontare la storia dei loro cibi. Questi cibi sempre racchiudono antichi saperi tramandati, trasudano pazienza, fatica, ma soprattutto sono Buoni, Puliti e Giusti: in quanto prodotti in modo rispettoso nei confronti della terra con coltivazioni altamente sostenibili, ed anche ad un prezzo equo che remunera il giusto chi lo produce.

Quest’anno, era la terza volta che partecipavo, ho notato un’attenzione ancora maggiore per quanto riguarda l’allestimento. Infatti, durante tutti i 5 giorni, la stessa raccolta dei rifiuti è stata fatta in modo differenziato (all’interno della fiera si recupera fino al 70%), tutti i materiali a perdere erano in materbi, e gran parte degli stands volutamente arredati con il materiale utilizzato per trasportare la stessa merce: simpatiche divisorie create con i comuni bancali; sedie, panche e tavoli fatti con casse (vuote) di vino … il tutto studiato ed architettato anche con la collaborazione del politecnico di Torino.

Veduta Salone del Gusto

Inoltre per diminuire il numero dei supporti cartacei, descrittivi dei prodotti, è stato sperimentato l’uso del sistema Qr . Il codice a risposta rapida (quick response) è una codice a barre bidimensionale, che attaccato al prodotto,  se fotografato col cellulare, una volta connessi a internet permette di scaricare tutte le informazioni relative al prodotto, le varie ricette e i contatti con le aziende.

Infine in  quest’edizione 2010, oltre ad aver incontrato in alcuni stands alcuni dei nostri fornitori e diversi prodotti che noi come GAS già compriamo, per la prima volta ho visto più di un cartello che avvisava pubblicamente della possibilità di effettuare ordini per i GAS con percorsi di acquisto e consegna appropriati. Questo è sicuramente il segno che le associazioni come la nostra cominciano ad avere un certo peso non solo etico, ma anche economico.

Dopo aver quindi veramente gustato le varie produzioni presenti alla manifestazione abbiamo poi ascoltato la conferenza: Generazione T, inaugurata da Carlo Petrini presidente internazionale di Slow Food. Petrini ha subito affermato che la crisi che stiamo attraversando non è una crisi dialettica, ma strutturale che richiede una certa riorganizzazione del Sistema. Con le dovute differenze ha poi paragonato questo nostro momento attuale alla costituzione delle prime Pievi sparse nei vari villaggi per l’Italia costituitesi negli anni dopo la caduta dell’Impero Romano. A quei tempi ogni Pieve, attorno alla quale la comunità faticosamente cercava di riorganizzarsi, era portatrice di un proprio ordine, di una propria idea, di un proprio motore, capace, chi meglio e chi peggio, di ripartire. In questo contesto un uomo, un certo Benedetto da Norcia, aveva capito e fatto suo, prima di tutti gli altri, un nuovo paradigma: “ora et labora” (prega e lavora).

La conferenza "Generazione T"

In sostanza San Benedetto con la sua intuizione aveva innalzato il lavoro ad un livello più alto: al livello di preghiera; fino a quel momento, infatti, il lavoro era disprezzato e lasciato ai reietti se non addirittura relegato agli schiavi. Intendere il Lavoro come Preghiera ha permesso ai Benedettini di compiere opere mirabolanti, anche in campo agricolo e alimentare: tecniche nuove di produzione degli alimenti, bonifiche di suoli, sviluppo della viticoltura e tanto altro. Ecco che quindi, oggi come allora, occorre che dalle Pievi (o meglio dalle tante associazioni, comunità, gruppi, …) si faccia largo un nuovo paradigma, uno stile nuovo per un nuovo modo di agire. Per Petrini e per Slow Food questa via pare essere la Generazione T: cioè riportare i giovani a coltivare la Terra, a prendersene cura in modo più sostenibile e qualificato, mescolando antichi saperi alle tecnologie moderne rifiutando lo sfruttamento chimico dei suoli e quello economico degli individui. Da alcune parti del mondo sembrano arrivare importanti incoraggiamenti: infatti Petrini, reduce da una serie di conferenze nelle principali Università americane, segnalava che, chiedendo agli studenti (in realtà la futura classe dirigente americana) chi di loro avrebbe intrapreso la via dell’agricoltura una volta terminati gli studi, ogni volta raccoglieva l’assenso convinto di 25-30 ragazzi per università!

Dopo l’intervento di Carlin ho seguito, poi, la testimonianza dei giovani: Tshediso Johannes dal Sudafrica, ambasciatore dell’associazione Youth Agricoltural e Francisco Cabeco dal Brasile, presidente dell’associazione Joca. Entrambi nei loro rispettivi paesi hanno avviato con successo interessanti percorsi per la costituzione di scuole per la realizzazione di orti, coinvolgenti le nuove generazioni e il mondo politico locale. Hanno dimostrato come un certo tipo di agricoltura, quella basata sulle conoscenze rurali e fortemente legata al territorio, con l’aiuto dei supporti raccolti a Terra Madre, possa essere un potente mezzo non solo di produzione alimentare, ma anche di emancipazione e integrazione per le comunità. A tutto questo poi si è aggiunto l’intervento di Elisabetta Savarese della Rete Rurale Nazionale che ha segnalato che in Italia i giovani impegnati in agricoltura sono una piccolissima percentuale, ma che sono i soli che investono in modo energico nelle aziende ed è dunque a loro che la politica e l’economia deve guardare con attenzione.

In ultimo Petrini ha ricordato come ormai è tempo che chi definisce le politiche strategiche del nostro paese (le istituzioni di governo nazionale e locale, ma anche le istituzioni finanziarie) si renda conto che l’enogastronomia è un pilastro vero della nostra economia. Occorrono investimenti, che non vuol dire solo denaro – e qui l’accenno a slow money (cittadini che finanziano eticamente i contadini scavalcando i capricci di certe banche) – ma anche formazione, ricerca, servizi, strutture adeguate a fare sì che il potenziale di questo settore si possa esprimere finalmente al meglio e non debba solo fare affidamento sulla enorme buona volontà di un gruppo di appassionati e idealisti sempre più numeroso, ma non sufficiente da solo a vincere tutte le sfide.

Cerimonia Inaugurazione Terra Madre

Termino segnalando 3 messaggi di speranza:

- un’affermata giornalista israeliana, dopo aver visto Terra Madre nelle scorse edizioni, ha sentito il dovere di organizzare nel suo paese un Mercato della Terra a Telaviv. Ora quel mercato ha migliaia di presenze settimanali, con buon guadagno dei contadini israeliani, e sembra che le autorità del paese siano prossime a permettere ai contadini palestinesi di portare in vendita allo stesso mercato anche i loro prodotti tipici. Israeliani e Palestinesi insieme allo stesso mercato, con le loro differenze, ognuno con le proprie culture e con i loro personali prodotti!

- quest’anno al Salone del Gusto c’era anche l’esercito italiano che vendeva zafferano prodotto in Afghanistan (è andato esaurito nei primi 2 giorni!). Il rappresentante dell’esercito spiegava che sono impegnati in questo progetto a promuovere e proteggere le coltivazioni di zafferano dagli attacchi e dalla distruzione dei raccolti da parte dei commercianti di droga. In quella terra infatti si sta cercando di convertire le coltivazioni di oppio (che rendono solo ai trafficanti di droga e non ai contadini) con lo zafferano che, oltre ad avere l’habitat adeguato, garantirebbe ai coltivatori il doppio del guadagno.

- Slow Food Editore ha recentemente divulgato la notizia che quest’anno al Salone del Gusto si sono venduti più libri rispetto alle scorsa edizione e che il volume più venduto è stato: “Il piacere dell’orto”, contenente in appendice 12 schede per coinvolgere i bambini a diventare nuovi ortolani e ad avvicinarli alla Terra… che sia davvero il percorso giusto?

Lauro Gaddi (Sottogruppo Rivalta/Quattro Castella)

Le foto, a commento dell’articolo, sono state tratte dal sito di Slow Food e da quello Terra Madre.

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