GAS le GIARE

Si scrive acqua ma si legge democrazia

23 giugno 2011
by Cristian Veronesi

“Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci”. Lo schema di Gandhi, usato come profezia dal movimento Acqua Bene Comune, si è puntualmente verificato.

festa

Nei giorni del referendum mi ronzava in testa il ritornello di una canzone di Bruce Springsteen: “darlin’ I’m counting on a miracle to come through”, “conto che avvenga un miracolo”. Il miracolo è avvenuto: un’armata Brancaleone (in senso buono) di associazioni della società civile e singoli cittadini è riuscita a trionfare senza soldi, senza partiti e senza televisioni, riuscendo a portare il 57% degli italiani al voto dopo 16 anni di quorum mancati, a stagione balenare già iniziata, nel mezzo di un black-out televisivo senza precedenti, con i vip della politica che invitavano ad andare al mare e i telegiornali che sbagliavano addirittura le date dell’apertura dei seggi.

Mescolando antichi e nuovissimi modi di fare politica, i tanti Davide dei Comitati “2 Sì per l’Acqua Bene Comune” (dei quali sono orgoglioso di fare parte) hanno saputo sconfiggere i Golia della televisione e dell’establishment scatenando la propria fantasia e facendo uso di tutti gli strumenti a disposizione di chi ha tanto entusiasmo ma pochi mezzi: flash-mob, volantinaggi, passaparola su Facebook, banchetti, iniziative di ogni tipo (biciclettate, catene umane, cene, dibattiti), ma soprattutto hanno lavorato sui territori andando nelle piazze a parlare con la gente, con gli anziani, coi giovani, con chiunque avesse voglia di fermarsi a chiedere spiegazioni o semplicemente a fare due chiacchiere.

re Reggio Emilia è stata la provincia d’Italia con l’affluenza maggiore (68,49%), e probabilmente è stata una di quelle col Comitato provinciale più attivo, che è riuscito a mettere insieme uno schieramento che va dai centri sociali alle associazioni cattoliche, passando per i GAS (anche il nostro ha fatto la sua parte), le associazioni sportive, le cooperative sociali e tante altre realtà radicate sul territorio. Anche dentro a questo grande risultato troviamo però delle piccole differenze: se ci avviciniamo con la lente di ingrandimento ai dati del ministero dell’Interno scopriamo infatti che i comuni della provincia con l’affluenza maggiore sono stati quelli dove era presente un Comitato referendario non necessariamente numeroso, ma vivace e motivato. A Novellara per esempio un gruppo di meno di dieci persone in poche settimane di attività ha affisso i manifesti elettorali in tutto il comune, allestito sei banchetti informativi in sei diverse occasioni, organizzato un incontro-dibattito, una biciclettata e distribuito volantini porta a porta in tutto il paese.

L’idea di esporre ai balconi le bandiere blu dell’acqua, amplificata dall’effetto boomerang di chi ha cercato di farle rimuovere, è stata vincente: grazie a essa anche chi non ha avuto il tempo o le energie per fare attivismo ha contribuito comunque a diffondere il messaggio, affermando coraggiosamente e in modo visibile da tutti la propria opinione. Fino a qualche giorno fa era bellissimo passeggiare per il paese scoprendo a ogni angolo di strada una bandiera nuova, dalle abitazioni del centro fino a quelle situate in aperta campagna. fontane

Il messaggio che dai balconi è rimbalzato nelle urne è molto chiaro, lo abbiamo ripetuto ad ogni occasione, lo abbiamo urlato nelle strade durante lo sciopero generale del 6 maggio scorso: l’acqua è un diritto, non è una merce. La battaglia ora riparte da qui, dalla legge di iniziativa popolare del Forum Italiano dei movimenti per l’acqua, per spazzare via i giochini del 51% pubblico e 49% privato di tutte le IREN di questo mondo.

Il voto del 12 e 13 giugno è stato un chiaro segnale di volontà politica: i cittadini vogliono la ripubblicizzazione dell’acqua e stanno chiedendo a gran voce un nuovo modello di gestione interamente pubblico e partecipato dal basso. Per rispondere a questa grande domanda di cambiamento occorre, come scrive il presidente del comitato provinciale Tommaso Dotti, iniziare “un percorso che trovi la sua forza nella partecipazione di quanti più soggetti possibile, che tenga presenti le idee, le complessità e le regole già in campo ma che sia basato su un punto di partenza ben preciso: l’acqua come bene comune, gestito interamente dal pubblico e partecipato dai cittadini e dai lavoratori”.

Perchè si scrive acqua, ma si legge democrazia.

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