GAS le GIARE

Dove si può scoprire la S di GAS

28 ottobre 2013
by eliana

Domenica 13 ottobre alcune famiglie del nostro GAS hanno visitato i nostri produttori AZ. AGR. CERUTTI e AZ. AGR. CASUMARO.

Abbiamo fatto un collage dei loro racconti che descrivono la giornata.

Abbiamo accolto l’invito di Stefano CERUTTI per la visita alla sua azienda agricola a Burana di Bondeno, in provincia di Ferrara. L’invito era rivolto a tutti i GAS suoi clienti. Eravamo presenti in circa una settantina di persone provenienti dalle provincie di Modena, Reggio, Ferrara e Bologna.

Siamo partiti da Correggio con la prima nebbia autunnale e siamo arrivati nella campagna ferrarese con un bel sole. Confessiamo che durante il tragitto, attraversando i paesi duramente colpiti dal recente terremoto, abbiamo con dolore constatato che le ferite sono ancora evidenti e a tratti desolanti.

Arrivati all’azienda agricola Cerutti, siamo stati accolti da Stefano e dalla sua famiglia con molto calore. Sull’aia era stata predisposta, sotto due ampi gazebo bianchi, la colazione con i loro prodotti: biscotti, torta di riso (squisita), ciambella integrale, the. Stefano ci ha presentato la sua famiglia, composta dal padre Vito, dalla mamma e dalla sorella Maria. Abbiamo avuto da subito l’impressione di persone sincere, ospitali, sorridenti, che davvero amano il loro lavoro, la loro terra.

Ci aspettavamo un’azienda molto più grande, invece è discreta dal punto di vista dell’estensione, davvero tipica realtà contadina di una volta, dove tutto è sotto controllo. Quasi due ore è durato il percorso a piedi in mezzo alla risaia, con spiegazioni dettagliate di Stefano per gli aspetti tecnico-operativi e di Maria per la parte più scientifica, essendo laureata in biologia. Maria infatti ha curato lo studio degli insetti e della fauna presente nel loro adiacente laghetto e nelle siepi per il giusto ecosistema del podere.

L’azienda agricola iniziò nel 1948 quando il nonno paterno, spostandosi dal mantovano con la famiglia, acquista il podere di quasi 21 ettari a Burana di Bondeno. La produzione, allora tradizionale, era prevalentemente frutticola, con mele e pere, produzione successivamente convertita da Stefano in biologica e protrattasi fino a pochi anni fa, quando sono stati estirpati gli ultimi alberi da frutto. Successivamente si è proceduto ad una conversione molto forte dell’attività, dove quasi metà dell’azienda è stata trasformata in risaia.

Stefano ha raccontato che passava tutte le giornate a spargere concimi e trattamenti chimici sugli alberi da frutto, sostanze che si attaccavano alla vernice del trattore e non si riusciva più a rimuoverle! Stanco di vivere in queste condizioni, rimise in discussione la sua attività, cominciando a convertire i terreni all’agricoltura biologica e installando un allevamento di galline ovaiole “alternativo” cioè con più spazio per gli animali e alimentazione senza ogm.

Nel frattempo, essendo già giunta l’ora del pranzo, il forno a legna montato sul furgoncino di BioPizza di Vezzano s/C (RE) ci aspettava sull’aia per gustare le ottime pizze preparate con la farina prodotta in azienda Cerutti e con la mozzarella Casumaro… visto il recente matrimonio tra Stefano ed Elisa. Questo ingegnoso pizzaiolo era stato prenotato per l’occasione della visita fin dal maggio scorso! Il pranzo in mezzo all’aia, al sole autunnale, si è consumato fra scambi di esperienze, risate, bevute di birra Zimella e cola Ubuntu.

(Eliana e Giovanni – sottogr. Correggio) 

E’ stato molto interessante il racconto di Stefano CERUTTI che ha spaziato dalla storia dei suoi campi, alle metodologie di semina e raccolto, dal passaggio al biologico, alle difficoltà che incontra nel produrre biologico. Il riso che producono è il “vero vialone e il vero carnaroli” che si sono tramandati negli anni auto-producendosi le sementi, in modo da garantire sempre un’alta qualità. In un campo come il suo, se producesse non biologico, avrebbe una resa del doppio con guadagni sicuramente più alti.

Guarda il video registrato durante la visita all’azienda da Stefano del sottogr. Campagnola/Novellara.

 

A fianco delle risaie c’è l’allevamento delle galline bio che sono circa 9.000 e vivono bene e a lungo. In un allevamento convenzionale nello stesso spazio ci starebbero ben 60.000 animali (in Italia gli allevamenti convenzionali sono ben il 90%!!). Realtà come quella di Cerutti andrebbero difese e sostenute perchè amiche e rispettose dell’ambiente, degli animali e della salute. Purtroppo rimango sempre amareggiata pensando che chi ci governa predilige sempre e comunque l’interesse economico.

Grazie a Cerutti per questa bella giornata e sicuramente da oggi acquisterò ancora più volentieri i suoi prodotti.

(Elisa – sottogr. Correggio)

Il gruppo si è poi spostato nella pianura modenese a visitare l’azienda Casumaro che si trova lungo la strada che collega Cavezzo a Camposanto.

I referenti di questo produttore l’avevano già visitata l’anno scorso e potete leggere il loro resoconto oltre a guardare le immagini.

Da quest’anno la visita alla stalla CASUMARO si apre con 12 bufale che incuriosite osservano i nuovi visitatori, insieme a Giacomino, il primo bufalino nato in azienda per la gioia dei più piccoli.

Il dolore e la fatica per la perdita della casa dopo il terremoto 2012 non ha fermato i casari che hanno arricchito lo spaccio aziendale con prodotti ottenuti dal latte di bufala, ottime sono le mozzarelle e lo yogurt; ma ciliegina sulla torta, non poteva mancare il gelato, perfetto per una dolce merenda dei bambini e dei più grandi, all’aperto, in compagnia di Giacomino…

 

Il momento più atteso è stato l’ingresso nel caseificio per la preparazione del primo sale! Accompagnati dalla giovanissima Milena, i bambini si sono avventurati nella lavorazione del formaggio: armati di stivali, grembiule, e cuffietta proteggi capelli, hanno aggiunto un liquido magico al latte e mescolando, mescolando, mescolando si è ottenuta una massa semi solida che Milena ha suddiviso nei vari stampini e così, dopo aver fatto scolare l’acqua, rigirato per tre volte la formina, facendo attenzione che non cadesse, e insaporita nella salamoia, il formaggio era pronto per essere portato sulle tavole dei bambini raggianti di felicità.

La giornata è stata splendida, osservare più da vicino il loro lavoro ti permette di apprezzare il prodotto che ti propongono e di gustarlo in modo diverso, non polemizzando se qualche volta arrivano in ritardo o i conti non tornano, ma cercando di vivere questo scambio con positività e con la voglia di crescere e migliorare entrambi.

(Federica – sottogr. Campagnola/Novellara)

In qualità di partecipante alla visita a CASUMARO, devo dirvi che ne è valsa veramente la pena.

Oltre alla giornata splendida in termini meteo, il contesto di Casumaro è proprio come uno se lo può immaginare.

Innanzitutto è introvabile (se non fosse stato per un contadino che ci dava una dritta, chissà dove saremmo finiti) e poi l’organizzazione all’interno consisteva nell’accogliere chiunque entrasse con un sorriso da parte di Elisa e successiva iscrizione alle attività; altro che cerimoniali o organizzazione Svizzera ….

Vedere con che dolcezza Elisa spiegava ai bimbi la differenza fra una mucca o una bufala o quanti litri di latte fanno, è tutta un’altra cosa rispetto ad andare su Wikipedia. Per non parlare del primo sale prodotto dai bimbi e mangiato la sera stessa !!!

Parlare poi con i familiari di Elisa, di come stanno affrontando con dignità l’emergenza terremoto e avere sullo sfondo la loro casa ancora inagibile, mi ha fatto veramente pensare al senso della S del nostro GAS. Quindi continuiamo a proporci e a fare esperienze con i nostri fornitori, il nostro benessere, fra noi e con il mondo che vogliamo lasciare ai nostri figli non può che migliorare!

(Paolo – sottogr. Campagnola/Novellara)

PS: il contadino a cui ho chiesto l’informazione sembrava uscito da un film di Tarantino: prima mi ha guardato, poi ha continuato a tagliare l’erba, quindi ha spento il trattore dopo che ha finito di rasare un angolo di un ciglio stradale e solo a quel punto mi ha dato udienza. Solo questo aneddoto è valso il prezzo del biglietto !!! 

Per chi desidera approfondire i metodi di lavorazione della risaia e dell’allevamento CERUTTI, ecco i particolari pazientemente raccontati da Eliana e Giovanni.

La produzione del riso iniziò nel 2002. Il riso coltivato è di 2 qualità: il carnaroli e il vialone nano, che sono risi ottimi per la preparazione dei piatti tipici della cucina italiana. La restante parte del podere è coltivata a rotazione a cereali per la produzione di farine destinate alla vendita diretta. Prossima novità sarà la semina di farro (che puntualmente verrà introdotto nel nostro listino…).

La lavorazione del riso inizia con la semina in terreno asciutto a partire dalla metà di maggio fino ai primi di giugno. Semina che, rispetto alla coltivazione del riso con metodo tradizionale, è molto tardiva, questo per dare modo alle piante infestanti di crescere prima del riso stesso. L’infestante principale del riso è il Giavone che viene eliminato in una prima fase in modo meccanico tramite erpicatura. Nell’agricoltura biologica infatti l’eliminazione delle infestanti avviene in modo fisico con l’erpice (e non chimicamente come nell’agricoltura tradizionale) e, in un secondo tempo, affogando la pianta infestante con l’acqua alta in modo tale che non respiri all’aria aperta.

Conclusa l’eliminazione delle infestanti, si procede alla concimazione del terreno: solo una volta, poco prima di seminare, utilizzando la Borlanda biologica, che altro non è che lo scarto della lavorazione della barbabietola da zucchero certificata bio. Si tratta di un concime molto ricco di fosforo e potassio, sostanze ideali per il riso e scarsa di azoto, che è dannoso per il riso stesso.

Una volta seminato il campo (bastano poche ore), si procede all’allagamento della risaia portando il livello dell’acqua a circa 10 cm. In 5/6 giorni il riso germina, in quanto la poca acqua presente si scalda molto (siamo nel periodo di fine maggio/inizi giugno, quindi con sole già caldo) ed emette una piccola radice, chiamata radichetta, da una parte del chicco e dall’altra una piccola fogliolina verde. Quando si completa l’emissione della radichetta e della fogliolina, si procede allo svuotamento della risaia, mantenendo tuttavia il terreno molto umido e fangoso. Questa fase consente al seme di stabilizzarsi, cioè la radichetta affonda nel terreno e la fogliolina si raddrizza in verticale. Quando la fogliolina raggiunge l’altezza di 4/5 centimetri si ricomincia ad allagare la risaia. Si alza il livello dell’acqua man mano che la pianta cresce, mantenendo sempre la punta finale della foglia asciutta, sperando così anche di annegare eventuali piante infestanti ancora presenti. Dopodichè la coltivazione del riso crescerà, il chicco andrà ad attecchire e si manterrà al massimo un livello di 20 cm di acqua per tutta l’estate.

Nel periodo fine settembre/primi ottobre si procede allo svuotamento completo della risaia, quindi il terreno si asciuga favorendo la maturazione finale della pianta. Il terreno asciutto è anche in grado di sopportare il peso della mietitrebbia che così non sprofonda nel fango. Da fine ottobre si procede infatti alla trebbiatura che si completa in un paio di giorni e immediatamente il riso viene portato in essiccatoio. Entro 24 ore deve essere essiccato e portato ad un grado di umidità del 13-14%. Il riso viene stoccato a Codigoro, presso una piccola risaia che ha silos e tutto il ciclo di lavorazione certificati bio.

L’essicazione è una fase molto delicata per evitare di bruciare il germe del chicco di riso, in quanto una parte del raccolto verrà trattenuta per la semina dell’anno successivo. Una volta essiccato, il riso viene stoccato e lasciato riposare per un paio di mesi, per dare modo al chicco di raggiungere la massima durezza. Quindi il riso nuovo è pronto con l’anno nuovo.

L’altra attività dell’azienda Cerutti è l’allevamento di galline ovaiole. Il capannone ospita in libertà 9.000 galline che hanno anche la possibilità di razzolare nei campi antistanti, con una produzione giornaliera di 7.500-8.000 uova.

La raccolta avviene tramite un nastro trasportatore che porta le uova all’esterno dell’allevamento, dentro la “sala-uova”. La cernita viene fatta manualmente, dividendo le uova del guscio sporco da quelle pulite. Quelle sporche vengono destinate all’industria alimentare, dove verranno sgusciate e pastorizzate, mentre quelle pulite prenderanno due strade: quella della grande distribuzione e quella della vendita diretta con i mercati contadini e con i GAS.

L’allevamento ha un’alimentazione completamente automatizzata in modo tale che, un paio di volte al giorno, la mangiatoia venga riempita, per garantire all’animale sempre il mangime a disposizione ed evitare forme di violenza e prevaricazione tra le galline. Il mangime è certificato bio e ogm-free ed è composto per l’80% da mais macinato, frumento in grani, sorgo, soia ed erba medica sbriciolata.

Il regolamento bio prevede gruppi di 3.000 galline al massimo, mentre Cerutti, grazie all’esperienza maturata in questi anni, ha scelto di creare gruppi più piccoli, da 1.500 capi al massimo. Questa scelta è fatta per garantire il maggiore benessere all’animale e per una migliore gestione dell’allevamento anche dal punto di vista sanitario. Si pensi che nello stesso spazio disponibile, in un allevamento tradizionale a terra, ci starebbero 15.000 capi, anziché i 9.000 presenti qui, mentre in un allevamento in gabbia (come il 90% degli allevamenti in Italia) ci starebbero 50.000 galline. Quindi è evidente la differenza di benessere, di igiene e prevenzione delle malattie che questo allevamento assicura.

Oltre che dagli enti certificatori bio, l’allevamento è controllato periodicamente dalla locale Usl, che verifica che i mangimi siano effettivamente biologici e vigila sul benessere e sulla salute degli animali. Il controllo igienico-sanitario più frequente riguarda la prevenzione dalla salmonella, quindi si procede al rilievo con tamponi ambientali, tamponi sugli animali e tamponi sulle uova.

Le galline rimangono nell’allevamento per almeno 18 mesi e sono di razza “rossa”, una gallina rustica, adatta per il biologico, che non ha picchi di produzione elevata, adatta al pascolo esterno e senza grandi problemi sanitari.

Purtroppo non è stato possibile visitare l’allevamento perchè la zona è ancora area di sorveglianza per l’influenza aviaria.

 

Qui trovate le foto delle visite e qui tutti i video, per i quali ringraziamo molto Stefano del sottogr. Campagnola/Novellara.

Grazie ai produttori per l’ospitalità e a tutti i gasisti per il prezioso reportage!

 

 

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