GAS le GIARE

Prendiamoci cura delle TERRE DI REGGIO EMILIA

5 luglio 2015
by Marco Tondelli

Il sottotitolo potrebbe essere “Adesso vogliamo decidere anche noi“

In un libro di Salvatore Settis  “Paesaggio, costituzione e cemento” si evidenzia come il legislatore negli ultimi anni sia riuscito a incentivare una urbanizzazione indiscriminata aumentando di anno in anno la quantità di cemento che va a coprire una area verde precedentemente agricola, distruggendo irremidiabilmente il paesaggio italiano tanto caro agli intellettuali europei come Goethe, Stendhal e Ruskin.

Un paesaggio che si è sviluppato armonicamente nei secoli dai Romani in poi, dove l’intervento dell’uomo andava quasi a braccetto con quello della natura. Ora non è più così, ovunque ci si volti cemento armato e bitume. E i comuni possono fare cassa mediante gli oneri di urbanizzazione nel momento in cui rilasciano l’autorizzazione a costruire e a cementificare.

Dalle elementari ci insegnano che c’è una tendenza ad abbandonare la terra, un flusso di persone che si trasferisce dalla campagna al paese e alla città.

E se qualcuno vuole fare il contrario? Una miriade di difficoltà.

Ed è così che nasce il progetto “Terre di Reggio Emilia”, con lo scopo di acquisire dei terreni che potrebbero essere destinati a cementificazione, per destinarsi alla produzione ecologica di alimenti seguendo una logica di distribuzione della ricchezza e produzione di occupazione stabile.

Scarica la presentazione del progetto VERSO_TERRE_REGGIO

Si inizia con la raccolta di fondi tramite micro contributi, un prestito non fruttifero, da parte di tante persone che decidono di mettere insieme un piccola parte dei propri risparmi, al fine di raggiungere una massa critica ed acquisire in proprietà o in altre forme dei terreni che poi verranno concessi a piccoli agricoltori che si impegneranno a coltivarli esclusivamente con pratiche biologiche.

A me piace pensare che sia un prestito nei confronti del territorio e delle falde acquifere.

Si scinderà proprietà terriera dalla gestione, dando la possibilità anche a coloro che vorrebbero intraprendere una attività agricola, ma non hanno i capitali, di iniziare la loro esperienza.

Alla fine non è nulla di nuovo o sconvolgente, sono molte le città che hanno iniziato percorsi similari. La più famosa Terre di Liens in Francia.

Si opererà a livello provinciale perché gli strumenti di programmazione territoriale sono di competenza degli enti locali, ma Terre di Reggio Emilia intende fare parte di una rete di altre esperienze che stanno nascendo in diverse parti d’Italia.

Per partecipare al progetto è sufficiente un micro contributo di 10 euro al mese per 3 anni

L’obiettivo non è la raccolta di fondi fine a se stessa, ma un processo di aggregazione di più persone che costituiscono per contrastare l’uso del danaro e della terra a meri fini speculativi.

TDRE non si comporterà come un ente benefico che dona una risorsa ai bisognosi, ma cercherà di stimolare dei soggetti interessati e promuovere progetti di utilizzo della terra, favorendo le forme aggregative, operando per la costituzione di imprese agricole e la valorizzazione dei loro prodotti. In questo ambito sono essenziali il rapporto con le scuole di agraria e gli enti di formazione eco-agricoli.

In questo momento è nata l’associazione transitoria detta “Verso Terre di Reggio Emilia” che ha il compito di predisporre tutte le condizioni politiche, legali ed economiche affinché Terre di Reggio Emilia possa diventare operativa già entro la fine del 2015.

L’iniziativa si rivolge a tutte quelle persone che non sono disposte ad essere sopraffatte dall’arroganza della ricchezza, a coloro che pensano che una comunità abbia più valore se riesce a produrre una distribuzione del reddito e una solidarietà sociale. Questa iniziativa si colloca benissimo all’interno dell’Economia Solidale e ne rappresenta una formidabile espressione.

Anche il contesto legislativo è favorevole grazie all’approvazione della Legge sull’Economia Solidale da parte della Regione Emilia Romagna che ha creato il contesto legislativo fino ad ora mancante affinché progetti di questo tipo potessero decollare.

Ora tocca a noi, singoli individui, farci comunità assumendosi la propria quota di responsabilità.

 “Dopo Dio, viene il contadino. Non l’imperatore, non il re, non il papa, ma il contadino.
Egli non perde mai il contatto con il mistero meraviglioso della natura.”

 

1 Comment for this entry

  • Teresa scrive:

    L’iniziativa”verso Terre di Reggio Emilia” è lodevole,
    peccato ci sia tanta burocrazia e fatica personale ad investire una goccia dei nostri risparmi,su di un progetto che semplicemente vuole lasciare alla terra, il compito che da secoli l’uomo le ha affidato, quello di produrre rispettandola…….Eppure quanto sono più suggestivi agli occhi dell’uomo del 3° secolo gli incontri al buio, in cui, investiamo l’intera nostra persona senza nessuna certezza,ma dove ci ha portato la conoscenza, il progresso?
    Oramai la non sostenibilità della vita moderna è eclatante,coi nuovi mezzi di comunicazione restiamo impressionati a vedere gli effetti in parte già devastanti dei mutamenti climatici e dello smisurato abuso di acqua, cibo, combustibili e di conseguenza di rifiuti. Eppure siamo così ingenui da aspettare prima di cambiare rotta di toccare di persona il disastro ambientale e planetario probabilmente irreversibile ?
    Certo, occorrerebbero direttive delle potenze mondiali per fermare l’inquinamento dominante, ma per quanto riguarda l’inquinamento della nostra mente annebbiata dal condizionamento dell’individualismo padroneggiante del piacere e godere come diritto primario,del volere tutto e subito, la soluzione è altrettanto impegnativa, ma non senza uscita.
    Ghandi nel secolo scorso ci ha dimostrato come sia possibile lottare per dei valori, fare resistenza pacifica e cambiare le cose partendo da se’ stessi e per poi unirsi e rafforzare la pressione sociale, le opportunità, come questa, non mancano.

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