GAS le GIARE

L'agronomo Stefano Pescarmona, relatore della serata "Le Ragioni del Cibo"

L’Ecologia non è un movimento ambientalista o una corrente di pensiero, ma è una vera e propria scienza e come tale va insegnata e andrebbe inserita nelle proposte educative delle nostre scuole e non solo. Una bella occasione per poter imparare (o ripassare) le basi dell’ecologia e per conoscere lo stato dell’agricoltura ai giorni nostri  è stato il primo incontro organizzato dal nostro GAS Le Giare, nell’ambito del ciclo di formazione “Mangia come Parli”. Il relatore della serata è stato Stefano Pescarmona, un agronomo indipendente, piemontese che vive a Reggio Emilia, docente dell’Università di Scienze Gastronomiche, l’ateneo che sta formando i futuri esperti di cibo del nostro Paese e del Mondo.

Stefano, con brillante professionalità e simpatia, ma soprattutto con tanta passione, ha parlato di argomenti molto cari a noi gasisti e interessanti per tutta la cittadinanza.

Il pubblico che ha partecipato alla serata nel Centro Giovani di Scandiano

Più di 60 persone hanno affrontato la nebbia della serata per partecipare all’incontro nel bellissimo Centro Giovani di Scandiano (messo a disposizione dal Comune, che ringraziamo) e possiamo dire che ne è valsa davvero la pena!

Partiamo dalle brutte notizie (purtroppo): Stefano ha illustrato i risultati del “Millennium Ecosystem Assessment”, uno studio internazionale che ha cercato di identificare i cambiamenti subiti dagli ecosistemi e di sviluppare degli scenari per il futuro. Uno dei risultati di questo studio è stato che negli ultimi 50 anni l’uomo ha cambiato gli ecosistemi con una velocità ed una forza come mai era successo in periodi precedenti della storia umana: il motivo principale è stata la necessità di compensare la crescente domanda di cibo, acqua, legname, fibre e carburanti fossili (consumismo). L’impatto ha provocato una grave perdita di biodiversità nel pianeta.

Alla luce di queste conclusioni, Stefano ha poi continuato ad approfondire la questione, cercando di spiegarne bene le cause, illustrando quindi, come riportato nel titolo della serata, “LE RAGIONI DEL CIBO”.

Innanzitutto è importante conoscere l’evoluzione che l’agricoltura ha avuto dagli anni 50 fino ai giorni nostri: un primo passaggio fondamentale è stato quello

  • dall’agricoltura tradizionale basata prevalentemente su piccole aziende agricole in un sistema di equilibrio con obiettivi di autosufficienza e competenze derivanti da esperienze personali e tradizioni familiari, dove, però era garantita una certa biodiversità delle colture,

Lo slogan dell'Agricoltura Industriale

Ormai conosciamo bene le conseguenze negative di questo tipo di agricoltura sulla natura (perdita di vita del terreno, alterazione dei cicli di vita delle piante, calo delle proprietà nutritive,  diminuzione di sapore nei frutti e verdure, animali imbottiti di antibiotici, ecc.) e sulla nostra salute. Tuttavia Stefano non ha giudicato o condannato i contadini che in questi anni hanno introdotto la chimica nella loro agricoltura. Lui stesso scrive: gli agricoltori rappresentano le radici dell’umanità, le basi dell’albero, il suo sostegno e nutrimento. La parte più forte, buona e umile della società, quella storicamente più bistrattata, ingiustamente perché parliamo di coloro che produce il Nostro cibo e protegge il Nostro ambiente. Il meccanismo che ha trasformato il loro modo di operare fa parte del naturale progresso di tipo industriale caratteristico
della nostra epoca, fiduciosa di tecnologie e liberismo economico, miope sulle leggi ecologiche che governano la natura, spietata con gli umili. In parole povere: è l’uomo “di città” che ha inventato, sviluppato, sostenuto e guadagnato (solo in termini economici) sull’agricoltura industriale. I contadini non potevano che subirla. E noi semplici consumatori non siamo stati nemmeno a guardare, non ci siamo resi conto di nulla e ci siamo distratti guardando l’abbondanza, l’estetica e la falsa diversità del cibo che ogni giorno mangiamo. Così le grandi multinazionali di pesticidi e fitofarmaci, al grido di “DDT is good for meeeeeeeeeee”, hanno trovato “terreno fertile” (il gioco di parole è azzeccato) per proporre i loro prodotti.

Un primo tentativo di recuperare i danni fatti sugli ecosistemi è stato fatto con l’introduzione dell’agricoltura integrata, che prevede un sistema di produzione agricola con l’obiettivo di ridurre al minimo il ricorso a mezzi tecnici che hanno un impatto negativo sull’ambiente o sulla salute dei consumatori.

La completa inversione di tendenza è garantita, infine, dall’avvento dell’Agricoltura Biologica e dell’Agricoltura Biodinamica. Stefano ci ha spiegato i vantaggi di queste tecniche in termini di sostenibilità e miglioramento produttivo e di salute del suolo, delle piante, dei consumatori. Fortunatamente, in questi ultimi anni, molte aziende agricole si stanno “convertendo al biologico” e quelle che avevano fatto in passato scelte di questo tipo stanno iniziando a vedere buoni riscontri dall’opinione pubblica: gli stessi consumatori stanno dando maggior importanza ai prodotti provenienti da queste agricolture. Ma c’è ancora tanto da fare, anche perché è difficile recuperare i danni fatti negli ultimi 60 anni: è quasi impossibile convertire al biologico in poco tempo un terreno coltivato in modo industriale per tanti anni. Inoltre ci sono ancora tanti casi di agricoltori che non hanno capito bene quali sono le regole del biologico.

Occorre quindi seguire determinate linee guida e fare scelte precise. A tal proposito, Stefano ha provato a darci alcuni consigli per gli acquisti e per riconoscere il buon BIO:

Consigli per gli acquisti

  • Locale
  • Stagionale
  • Fresco
  • Biologico e Biodinamico
  • Diminuzione del consumo di proteine animali
Come riconoscere il buon BIO in un’azienda agricola

  • Rotazioni (vegetali e animali)
  • Fertilizzazioni naturali (compost, sovesci, preparati biodinamici)
  • Implementazione della biodiversità (siepi, boschi, prati/pascoli, laghi)
  • Lavorazioni del suolo minime
  • Tendenza al ciclo chiuso
  • Piccole dimensioni
  • Vendita prevalentemente locale

Queste informazioni sono state spiegate nel dettaglio ed in modo molto chiaro dal relatore della serata e sono molto importanti per un Gruppo di Acquisto Solidale.

Esempi di terreno vivo e terreno morto

Sempre su questa linea, Stefano ha invitato noi gasisti a conoscere meglio gli agricoltori dai quali acquistiamo il cibo che arriva sulle nostre tavole, ad incontrarli ed andarli a trovare nei campi, a toccare e “analizzare” il loro terreno agricolo (un terreno vivo si riconosce dal colore tendente al marrone scuro, magari pieno di lombrichi), a parlare con loro, guardandoli negli occhi e assicurandoci che davvero sappiano cosa significa “Biologico” e ne applichino i principi nel loro lavoro, anche se magari non sono certificati per motivi economici/burocratici.

Ad un agronomo indipendente e giovane come Stefano le idee innovative non mancano, perciò si è spinto oltre con tante possibili sfide/proposte, come quella per cui i G.A.S. potrebbero “adottare” un contadino e/o un campo e finanziarne l’attività e la formazione, in linea con i criteri di sostenibilità a noi tanto cari.

Occorre rivalutare la figura del contadino, valorizzare il suo lavoro, elevare la dignità di questi impegnati e seri lavoratori che, in definitiva, hanno un ruolo fondamentale: quello di nutrirci!! Allora andrebbero incoraggiati, aiutati economicamente, sostenuti, e soprattutto indirizzati (con corsi di formazione e politiche adeguate) verso la causa dell’ecologia e delle buone tecniche di un agricoltura sostenibile: insomma verso una giusta “cultura dell’agricoltura”.

E’ auspicabile da parte di tutti una sorta di “Ritorno alla Terra” e  Stefano chiude la sua efficace presentazione con un ultimo prezioso consiglio: metterci anche noi (non contadini) a coltivare, a farci il nostro piccolo orto biologico nel giardino, nel balcone di casa, in un circolo sociale. E farlo coinvolgendo i nostri figli, facendogli sporcare le mani con la terra, piantare i semi, annaffiare e assistere la crescita delle piantine, raccogliere e mangiare i frutti sani del loro duro lavoro (pensate a come saranno squisiti!).

Anche perché, e qui citiamo le parole di Stefano Pescarmona:

“Ogni volta che un bambino vede un seme germogliare,

è germogliata in lui una sensibilità all’ecologia.”

E visto che di bambini si sta parlando e vogliamo dare delle speranze per il futuro, segnaliamo la canzone dal titolo “Il contadino” che ha vinto l’ultimo Zecchino d’Oro, che canta così:

“Ogni piccolo germoglio con affetto curerà. Che fatica per avere cibo sano e genuino […] Mi dice sempre: «Devi studiare Se vuoi capire, se vuoi migliorare» E questo mestiere più bello sarà per chi la terra rispettare sempre saprà […] Io da grande vorrei fare come lui!Come lui!”

Riportiamo, infine, la bibliografia proposta da Stefano alla fine del suo intervento:

Chaboussou, F. (1985) – Santé des cultures – Ed. Flammarion, Paris

Bevilacqua P. (2002) – La mucca è savia – Donzelli Editore, Roma

Pollan, M. (2006) – Il dilemma dell’onnivoro – Adelphi Editore, Milano

Sarcletti, P. (2002) – ABC dell’orto biologico – IL SOLE 24 ORE EDAGRICOLE, Milano

Vi invitiamo calorosamente a lasciare commenti a questo articolo, per ampliare il resoconto della serata e cogliere le opinioni di altri partecipanti o anche solo allargare la discussione su questi temi molto interessanti. Nella nostra FotoGASllery sono pubblicate alcune foto della serata.

Grazie per l’attenzione!

4 Comments for this entry

  • cristian.veronesi scrive:

    A me è piaciuto molto anche:
    * l’approccio non “fondamentalista” alla materia e l’invito, più volte reiterato, a non giudicare gli agricoltori e le loro scelte perchè si tratta di problemi complessi che certi approcci un po’ troppo “militanti” a volte tendono a semplificare eccessivamente
    * la definizione di sostenibilità in negativo, cioè la definizione di “non-sostenibilità” come “ciò che prima o poi crollerà”. L’ho trovata molto efficace.

  • ciciu scrive:

    Bravo, bravissimo. Un relatore come pochi, esperto, simpatico, intelligente e bellissimo!!!

  • elena scrive:

    Bravissimo Stefano competente, accattivante, simpatico, umile e umano… insomma una bella persona, è riuscito a spiegare partendo da aspetti molto importanti. ma anche di difficile e immediata comprensione, quali potrebbero essere delle scelte molto concrete fatte in modo individuale o di gruppo per migliorare la nostra sopravvivenza in generale sulla terra… da hobbysta dell’orto mi sono sentita molto vicina alle difficoltà di coltivare anche piccole cose e alla facilità con cui si cade in tentazione nell’utilizzare la chimica….

  • matteo g scrive:

    Ciao a tutti,
    volevo sottolineare e condividere la buona riuscita dell’incontro. Credo che abbiamo continuato a concretizzare uno degli obiettivi del gas: far crescere la coscienza critica. E’ importante che le persone posseggano gli strumenti per pensare con la propria testa.

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