GAS le GIARE


Ecco l’appassionato resoconto della bella gita di Pasquetta a Lagundo (BZ), scritto da Teresa del sottogruppo Correggio. GRAZIE DAVVERO A TERESA e buona lettura a tutti!

Le previsioni del tempo per il viaggio di Pasquetta verso i produttori del nostro GAS di mele e speck dell’Alto Adige non erano delle migliori già dalla partenza. Per fortuna la compagnia era buona, a cominciare dalla mia famiglia al completo (chi ha dei figli adolescenti sa che non è facile coinvolgerli nelle gitoline fuori porta).

A Novellara siamo giunti in ritardo (come al nostro solito), eppure vedere volti conosciuti di  soci e amici di soci, i loro saluti ancora un pò  assonnati come i nostri, mi hanno iniziato a scaldare il cuore.

Durante il viaggio in pulman ho riconosciuto Mery (Maria), una bimbetta di due anni e mezzo che ricordo incantata ad ascoltare le favole narrate alla festa del GAS dell’autunno scorso a Puianello . Mi piaceva tanto guardarla perchè è una bimba allegra, autonoma, socievole e con una vitalità contagiosa. Ad un tratto la sua resistenza cominciò ad esaurirsi. Io, allora, ho trovato il coraggio di andare al microfono a raccontare la “ Fola di Mingone” ai bambini.

Da cosa è nata cosa: bans e infine un concorso di barzallette che ha coinvolto i bimbi, e non solo, dei vari sottogruppi. Un ricordo particolarmente piacevole è quello legato a Cristian (Vicepresidente del GAS). Ha simpaticamente raccontato a due voci, con il figlio Emanuele, delle barzellette con una perfetta sincronia.

Visto che Claudio, il nostro presidente, ci aspettava a Lagundo, Luciano, ex-presidente del GAS, con il suo passo montanaro e il suo tono pacato, ha dato fine alle barzellette annunciandoci che stavamo giungendo a Lagundo. Luciano è  il referente  di tutto il GAS per l’acquisto delle mele e quindi uno dei promotori della gita, avendo conoscenza della bellezza dell’ambiente e dei principi condivisi dalle cooperative Biokistl Sud Tirol e BioExpress e dei suoi  responsabili.

La prima persona che ci aspettava all’arrivo, davanti alla sede della ditta, era Martin. Egli fa parte di un cooperativa che si è strutturata poco a poco e che ora, nonostante la  crisi generale è in espansione (erano al lavoro anche per Pasquetta!). Martin fa parte di un gruppo di produttori dell’Alto Adige che si dedica alla coltivazione di frutta, in particolare mele, e verdura applicando le regole dell’agricoltura biologica e rispettando le caratteristiche di stagionalità e di regionalità. Come tutti a Lagundo, anche Martin parlava in italiano non con naturalezza e senza la gestualità e l’espressività che spesso accompagna il nostro parlato. Eppure nel raccontare la storia della Bioexpress, traspariva una grande passione per la sua terra e la sua gente, non solo per le sue mele.

I soci del nostro GAS gustano ogni anno (verso fine Novembre) questi frutti provenienti dalle terre nei dintorni di Lagundo, ma per Pasquetta abbiamo visto, toccato con mano e sentito (brrrr) l’iter di quelle mele conservate al freddo e in locali aneurobici anche per diversi mesi, arrivando poi ai consumatori, in ogni periodo dell’anno, buone come appena colte.

Durante la presentazione di Martin è arrivato un altro “amico” del luogo: Urlich Gamper, poche parole ma un rassicurante sorriso mite, che ci ha accompagnato per tutta la giornata. Più tardi ho saputo che, oltre ad essere il nostro riferimento per l’acquisto delle mele, è dal 2010  sindaco del comune di Lagundo (circa 5000 abitanti, sparsi in 12 piccole frazioni).

Dopo la visita, siamo usciti da Bioexpress quasi tutti con una mela in mano o in bocca, dono di Martin. Qualcuno invece ne ha approfittato per acquistare una borsina o una cassetta intera, spandendo tutt’intorno quell’inconfondibile profumo di mele genuine. 

La comitiva ha poi proseguito a piedi al centro del paese per una visita turistica a Lagundo. Oltre alla segnaletica in tedesco, mi è rimasta impressa una fermata dell’autobus. Infatti sotto alla tettoia, naturalmente di legno, c’erano due scaffali e sotto una panchina. Gli scaffali contenevano tanti libri e alla fermata, una persona in attesa del tram, li stava consultando: incredibile ma vero! Una soluzione così semplice e popolare  sarebbe bello riproporla anche da noi. Lagundo ce lo insegna:  non solo una mela ma anche un libro al giorno leva il medico di torno!

Al centro del paese, accanto ad un campanile che si slancia infinito verso il cielo, c’è la Chiesa parrocchiale dedicata a San Giuseppe. Essa è costruita con un’architettura contemporanea che sposa armoniosamente il vecchio con il nuovo. Entrando, si è avvolti da una calda spiritualità che spazia all’esterno, delimitato solo da due grandi vetrate ai lati che rappresentano con disegni e caldi colori la bellezza della natura. Non ho avuto tempo a sufficienza per riuscire a carpire tutti i segreti del linguaggio simbolico di questa costruzione religiosa ma senz’altro mi è rimasta piacevolmente impressa. Infine, dopo avere conosciuto anche i bagni pubblici (tutta un’altra cosa rispetto ai nostri), siamo tornati al punto di partenza per procedere con il pullman, data l’ora, alla frazione di Rablà, dove lo “speckaro” ci attendeva per il pranzo.

Date le mie  scarse  condizioni psicofisiche ho chiesto un passaggio in auto per il km di ripida salita che ci avrebbe portato all’azienda familiare di Herbert Hofer, dove era programmato il pranzo. Anche questa è stata per me un’occasione di conoscere una giovane famiglia con un bel bimbetto Giacomo. Facevano parte della piccola comitiva che ha trascorso tre giorni nella zona di Lagundo e con cui ci siamo ricongiunti al nostro arrivo in pullman. Mi hanno raccontato che per Pasqua avevano fatto il giro della valle in bici coi bimbi e un bel giro  panoramico col trenino dei turisti sotto un  bel sole caldo. A Pasquetta invece il tempo  era freddo e minacciava di piovere.

Fortunatamente Herbert, vista la capienza della sua stube per sole 20 persone, aveva apparecchiato per noi sotto ad un grande gazebo chiuso. Nonostante ciascuno di noi avesse provveduto il pranzo al sacco, egli aveva preparato pane  fresco per tutti e vassoi e vassoi dell’ottimo speck artigianale che produce, oltre alle bevande a self service. Il gruppo a piedi è arrivato in cima al maso di Herbert sfinito e affamato. Per chi ama lo speck, quello vero, molto diverso da quello commercializzato, più simile ad un prosciutto  annerito con carne cruda salatissima e poco stagionata, vi invito ad assaggiare quello di Herbert dove la parte bianca è almeno la metà rispetto alla parte rossa magra (speck vuol dire lardo in dialetto tirolese). Dopo esserci strinti un po’ per pranzare insieme nel gazebo, finalmente abbiamo mangiato attirati dal profumo e colore dello speck che è risultato a tutti gustosissimo e rigenerante. Molti gasisti non hanno potuto fare a meno di acquistarne come souvenir della gita nello spaccio adiacente alla casa.

Nel pomeriggio era prevista la visita guidata tra meleti e vigneti della sua azienda. Abbiamo atteso invano che la pioggia cessasse ma niente può bloccare un gasista carico come eravamo noi dopo quel magico, eccellente, dolce, morbido speck. Incappucciati tipo omino Michelin e armati di ombrelli, abbiamo seguito Herbert, rubicondo e simpatico, che ci ha mostrato la grotta dove affumica i suoi salumi e i tempi e le modalità per farlo bene. Obbligatoria, visto che segue l’intero ciclo di produzione dei suoi salumi, era la successiva visita ai maiali che, sotto la pioggia, gironzolavano tranquilli, rosei e pelosi (ecco come si  difendono dalle intemperie). I bimbi hanno potuto dare ai maiali un po’ di mangime (bio) ed Herbert ci ha detto che integra la loro alimentazione con frutta e verdura (quella di Bioexpress) e soprattutto erba, ecco perche’ la carne dello speck profuma.

Proseguendo il “tour”, Herbert ci ha mostrato il suo vigneto. Nello stemma di Lagundo, come simbolo, appare proprio la botte di vino sovrastata da una vigna. Le viti erano bassissime e per terra una rete era pronta per proteggere i frutti, trattati biologicamente, dalla grandine e dagli assaggi degli uccelli. Egli ci ha raccontato come a volte con il figlio, la notte, con le torce, vadano a ripulire i tralci della vite dai bruchi notturni che insidiano il suo raccolto: che passione per il proprio lavoro e senza l’utilizzo di pesticidi! 

Infine Herbert ci ha mostrato, ad un’insenatura del suo podere, un terrazzo che gode di un microclima così mite rispetto la valle che, come abbiamo visto, gli ha permesso di piantumare la vegetazione mediterranea: ulivi, palme, fichi d’india etc. C’era una panchina per godere in pace della temperatura che nonostante la pioggia battente abbiamo constatato diversa.

Per tutto il percorso ci ha accompagnato anche il sindaco, ma la cosa che mi è rimasta più impressa è stato l’abbigliamento di Herbert: egli era visibilmente sereno  e appassionato a descriverci le sue attività sotto l’acqua senza ombrello, nè cappuccio o berretto alcuno, ma non basta, non aveva neppure una giacca impermeabile, solo un gilet imbottito e sotto una camicia scozzese maniche corte e  il tipico grembiule blu da lavoro tirolese. Che fisico ragazzi!

Terminata la visita, dato il maltempo, si è deciso di proseguire la giornata al museo “Mondotreno” di Rablà. Oltre a vedere vari treni in miniatura in azione sui due piani, è stato molto interessante osservare come fossero riprodotte tutte le vallate con strade e impianti locali dove passa il treno, caratterizzate da ogni elemento naturale e architettonico in scala, con treni e funivie azionabili da  specifici pulsanti. Come sempre in montagna, ho appezzato l’angolo riservato ai bimbi piccoli con treni di legno componibili da loro, una pista con un treno merci grande con il telecomando a loro disposizione e infine carta e fogli con elementi vari dei treni da colorare liberamente … e il bagno. Nell’ultimo piano del museo c’era una mostra dedicata a James Bond, anticipata all’ingresso da una bellissima roll royce parcheggiata nel giardino annesso.

Per chiudere in bellezza e bontà la giornata, il pullman ci ha poi accompagnato a cenare al ristorante-birrificio “Forst” sempre a Lagundo. Lì abbiamo cenato a tutta birra, senza trascurare wustel, crauti, patatine , dolci etc. Naturalmente i nostri figli hanno scelto un tavolo coi loro pari e quindi io e Dario, mio marito, siamo andati con soci di Reggio e i loro “cuccioli”. Io mi incanto sempre a vedere i bambini piccoli e ciò è avvenuto anche quella sera. Accanto a mio marito si era seduto Francesco, il figlio minore del nostro presidente. E’ stato bellissimo vederlo mangiare le patatine e ridere fantasticando su ciascuna, interagendo con Dario che solitamente non è portato per giocare coi bimbi piccoli (mai dire mai!).

Infine, sazi e stanchi, siamo tornati ai nostri posti di partenza sul pullman dove il papà-presidente Claudio è salito un attimo per salutare tutti, ringraziandoci della partecipazione. Sulla via del ritorno, Lucio, nei pressi di Novellara, al termine della visione di un film che aveva promesso ai bambini, ha ringraziato i partecipanti, menzionando in particolare i ragazzi/e  grandi, un bel gruppetto che ha partecipato alla gita attivamente. A questo proposito ha auspicato per loro altre iniziative di coinvolgimento alla vita del GAS (“cosa detta campo ha!“).

Potete vedere tutte le foto della gita nella FotoGASllery

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