GAS le GIARE

Dopo un mese, ci siamo ritrovati per saperne di più su un altro importante argomento, nella bellissima sala del Consiglio messa a disposizione dal Comune di Novellara (che ringraziamo).

L’appuntamento ha coinciso con la giornata del risparmio energetico “M’illumino di meno” a cui abbiamo simbolicamente aderito introducendo la serata alla sola luce di una lampada ad energia solare!

Il medico veterinario, relatore della serata "Dall'allevamento alla tavola", ALESSANDRO SCOLARI

Il medico veterinario ALESSANDRO SCOLARI, relatore della serata "Dall'allevamento alla tavola"

Il pubblico è arrivato di nuovo numeroso, anche da lontano, ed ha apprezzato la relazione di Alessandro Scolari che ci ha condotti alla scoperta dei prodotti di origine animale, unendo la competenza derivata dalla propria professione di medico veterinario, alla passione di socio del G.A.S. per i prodotti sani e di qualità,  condendo tutto con una buona dose di spigliatezza e simpatia, tanto che stentiamo ancora a credere che fosse alla sua prima esperienza di conferenziere.

Carne bianca, carne rossa, salumi, pesce, ma anche latte, formaggi, uova e miele sono tutti prodotti che compaiono frequentemente sulla nostra tavola e che provengono dagli allevamenti italiani ed esteri.

Su questi prodotti i 4.500 veterinari pubblici, come Alessandro, coadiuvati da numerosi veterinari privati, effettuano controlli costanti attraverso tutta la filiera, partendo dal mangimificio fino ad arrivare all’ultimo anello: il macello o lo stabilimento di produzione. Dal punto di vista sanitario, quindi, non dobbiamo temere nulla; purtroppo però il ruolo del veterinario termina qui, perchè non può essere lui a garantirci la qualità e la sostenibilità di questi prodotti.

Tutte le critiche fatte da Stefano Pescarmona all’agricoltura convenzionale (nel primo incontro del ciclo “Mangia come Parli”) valgono ovviamente anche per l’allevamento convenzionale: produrre per la quantità anziché per la qualità, cercando di mantenere i costi più bassi possibili, porta a conseguenze catastrofiche per l’ecosistema: erosione del suolo, inquinamento da pesticidi e fertilizzanti, grandi consumi di energia, vulnerabilità ai cambiamenti climatici, inquinamento da farmaci di sintesi.

Il pubblico

Il pubblico

L’allevamento convenzionale è la causa diretta di alcune recenti emergenze in ambito alimentare e non, come l’eutrofizzazione dell’Adriatico (con il fenomeno delle alghe causato dai liquami suini), i vitelloni trattati con estrogeni, la presenta di diossina in prosciutti e mozzarelle e le inquietanti patologie denominate “Mucca Pazza” e “Pecora Pazza”, ovvero BSE e Scrapie. Riguardo a queste ultime è incredibile pensare come Rudolph Steiner, fondatore dell’Antroposofia e della agricoltura Biodinamica, già nel 1919 mettesse in guardia contro l’uso dei residui animali per l’alimentazione bovina, profetizzando che in questo modo le vacche sarebbero diventate “tutte pazze”.

La critica all’insostenibilità dell’allevamento industriale viene quindi da lontano, ma qual’è l’alternativa? Alessandro la individua nella zootecnia biologica, che dovrebbe favorire, attraverso tecniche appropriate, produzioni animali ecocompatibili che soddisfino un gran numero di consumatori, a costi possibilmente non di  molto superiori a quelli della zootecnia industriale.

Con la zootecnia biologica è possibile compiere un salto verso la qualità: la scelta di razze rustiche in linea con le diverse realtà locali porta ad avere animali più resistenti e longevi che necessitano di meno cibo e, in ultima analisi, a ottenere un prodotto finale di qualità.

Ma se l’agricoltura biologica è impegnativa, la zootecnia lo è ancora di più, tant’è che spesso le stalle all’interno delle aziende agricole biologiche non vengono certificate su espressa richiesta dell’agricoltore. La zootecnia biologica è spesso confinata a zone marginali e riguarda soprattutto alcune specie animali, segnatamente bovini (in collina), ovini, caprini ed equini, mentre per quanto riguarda suini, polli da carne, galline ovaiole e conigli la strada da fare è ancora tanta.

Secondo Alessandro la diffusione dei prodotti animali di origine biologica potrebbe aumentare migliorando la qualità delle lavorazioni. E’ vero che i costi sono alti, ma è anche vero che il consumatore non batte ciglio di fronte al prezzo, ugualmente alto, di un presidio Slow Food, quindi forse la strada da seguire è proprio quella di una migliore elaborazione del prodotto finale.

La seguente tabella mostra la diffusione della zootecnia biologica nel nostro paese:

CATEGORIE CAPI
BIOLOGICI
TOTALE
ITALIA
%
Bovini (carne e latte) 215.000 6.200.000 3,450
Ovini 500.000 6.800.00 7,350
Caprini 57.000 920.000 6,200
Suini 34.000 8.600.000 0,390
Pollame 2.200.000 700.000.000 0,310
Conigli 2.000 100.000.000 0,002

La zootecnia biologica proibisce l’uso di promotori della crescita, appetibilizzanti sintetici, conservanti, coloranti, urea, farine di estrazione, farine animali, vitamine, aminoacidi ed oligoelementi di sintesi. E’ possibile usare vaccini e trattamenti con farmaci allopatici, ma i tempi di sospensione sono doppi rispetto alla zootecnia convenzionale.

Negli allevamenti biologici la tipologia di stabulazione, il pascolo all’aria aperta, il minore numero di animali per ettaro e i ritmi più lenti di accrescimento degli animali portano a una migliore qualità delle carni, oltre che a un aumento del benessere animale. Molto interessante questa tabella di confronto tra diverse modalità di allevamento di polli da carne:

Tipologia di allevamento Industriale Bio 4 Bio 10
Peso a 42 gg (gr) 2300 1200 600
Tempo di  allevamento (giorni) 42 80 120
Superfici 14 polli/mq 1 p./4mq 1 p./10mq
Razze Ibrido ad accrescimento
veloce
Ibrido ad accrescimento  lento Razze lente
% grasso 1,6 % 1,1 % 0,3%

Come si vede, il pollo biologico vive più a lungo, cresce meno in fretta e ha più spazio a disposizione (ogni pollo ha a disposizione da 4 a 14 metri quadri, mentre nella pollicoltura industriale 14 polli sono concentrati in un solo metro quadrato). La conseguenza è una carne più magra e di qualità organolettiche decisamente superiori, anche se purtroppo i costi molto alti spesso la tengono lontana dalle nostre tavole.

Come diceva Pescarmona, è una questione di scelte: forse dovremmo spendere meno in tecnologia, evitando di sostiturire il cellulare perfettamente funzionante soltanto perchè è passato di moda, e di più in cibo di qualità. Forse è giusto che la carne torni ad essere un cibo di lusso, visto che nel passaggio tra alimenti vegetali e alimenti animali 9/10 dell’energia viene perduta. Dovremmo quindi cercare di ridurre il consumo di proteine di origine animale, cercando contemporanemente di privilegiare le produzioni animali di origine biologica e biodinamica. L’ambiente, il nostro gusto e la nostra salute ne trarranno sicuramente vantaggio.

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Vi invitiamo calorosamente a lasciare commenti a questo articolo, per ampliare il resoconto della serata e cogliere le opinioni di altri partecipanti o anche solo allargare la discussione su questi temi molto interessanti. Nella nostra FotoGASllery sono pubblicate alcune foto della serata.

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